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Macagn - Presidio Slow Food - Formaggio di regine e gentiluomini

ITA
Macagn - Presidio Slow Food

Regine e Gentiluomini

"MACAGN": FORMAGGIO DI REGINE E GENTILUOMINI

Perché proprio di Regine e Gentiluomini?  Lo slogan, coniato dopo approfondite ricerche nei meandri della storia, lo si comprende leggendo le seguenti due sezioni:

- Il Macagn e la Regina

- Il Macagn e Quintino Sella

Il Macagn e La Regina

LA TESTIMONINZA DELLA ERMINIA, DETTA “DELLA REGINA”
(ovvero “il Macagn e la Regina Margherita”)

La prima menzione del formaggio Maccagno in sede gastronomica è probabilmente dell’anno 1931, sulla Guida “Gastronomica d’Italia” edita in quell’anno dal Touring Club Italiano, la guida, tuttora valida che passava in rivista le specialità delle Province e dei Comuni dell’Italia Metropolitana, a Piedicavallo segnalava:” formaggetti di montagna detti tome del Maccagno, prediletti dalla Regina Margherita”.

“Esatto” commentava l’Erminia detta appunto “della Regina”, una delle “vallette formaggiat” interpellata nei giorni della pubblicazione della Guida.

… Nel 31 l’Erminia, poteva avere più di 50 anni, era ancora attivissima d’estate nel traffico di latticini comprati dai pastori degli alpeggi più isolati per poi rivenderli a valle (Biellese e valli del Lys) ai villeggianti.

L’Erminia non era però di Piedicavallo ma di Niel o di Gaby, valdostana quindi. “Avevo” spiegava la donna “una quindicina d’anni quando incominciai questo lavoro e parlavo bene o male tutti i dialetti della zona: tre valdostani (2 tedeschi, di Issime e Gressoney), uno francese (di Gaby), quello Biellese e, più male che bene, l’italiano imparato a scuola e il Francese alla parrocchia. Cosicché scelsi subito di vendere formaggio a Gressoney. Per prima cosa li andai a proporre a villa Peccoz, dove a volte si trovava la Regina Margherita, con la speranza di poterla vedere”.

“A villa Peccoz - continuò a spiegare – mi imbattei in una mia compagna e compaesana che proprio lì prestava servizio. Ci mettemmo a discutere in dialetto tedesco di Issime, ed ecco all’improvviso venir fuori la Regina, incuriosita dalle nostre voci quasi bambine, e forse, dal dialetto che parlavamo. Ed io le offrii i formaggi che avevo nella gerla e dissi che erano del Maccagno. La Regina si mise a ridere perché eravamo a giugno e al Maccagno (a 2.200 metri ndr), i pastori non erano ancora arrivati, mentre i formaggi erano stagionati da 1 mese. Spiegai che al passo del Maccagno i pastori biellesi si portavano loro le tome dall’Alpe Camino e di altri alpeggi dalla Val Vogna, situati sotto all’Alpe Maccagno e che era più facile vendere burro, ricotta e formaggi sotto il nome di Maccagno, alpeggio mitico, accessibile dal Passo di Valdobbia proprio al di sopra di Gressoney Saint Jean (e di Villa Peccoz). La Regina rise, mi diede ragione e mi comprò quasi tutto il mio carico. Per anni andai a trovarla e ridevamo insieme al ricordo del nostro primo incontro”. …

Il Maccagno per la Regina, secondo il racconto di Erminia (che alla Regina medesima parlava Francese, allora lingua di corte), dovrebbe probabilmente chiamarsi “Maccagne” come “Champagne”.

Tratto da un articolo di Fidia Savio, sul giornale “La Nuova Provincia di Biella” del 23.10.2002.

il Macagn e Quintino Sella

SUI MONTI BIELLESI. RICORDI GIOVANILI
(ovvero “il Macagn e Quintino Sella”)

In “Il Biellese, Club Alpino Italiano” Milano 1898, a pagina 176, Guido Rey racconta di una gita alpina con Quintino Sella, effettuata nel 1876, e tra l’altro dice: “valicata la Mologna Grande, la giovine turba piombava sull’alpe del Macagno e vi faceva largo consumo di latte e vasta distruzione delle famose tome che quell’alpe produce, le migliori, dicono, che si fanno nei monti biellesi e lo zio Quintino Sella, che era un forte apprezzatore di quel modesto cibo, soleva in quelle sue visite al Maccagno acquistare due o tre di quelle rote di formaggio che erano la provvista per la sua famiglia; e da Roma, nelle sere d’inverno al finire del pranzo, alla sua tavola, attorno a cui si adunavano uomini illustri della scienza e della politica, dopo i pensieri e le cure gravi della giornata, il sapore agreste di quel cibo alpino doveva a lui ricordare il profumo squisito del latte delle sue montagne natìe, e riportarlo per un istante in quei luoghi alti e sereni dei quali era così forte in lui la nostalgia “ …